Sei il colore che non ho, e che vorrei essere io
ma se ti rende libera, ti regalo il mio
ma se ti rende libera, ti regalo il mio
Non riesco a scrivere.
Sono deconcentrata dal silenzio dell’ufficio in questo cazzo di sabato pomeriggio, il solito controsenso. Preferirei decisamente essere in giro con la socia tra tabbozzi e famigliole – naturale fauna del fine settimana – , a cercare di schivare loro e i piccioni, che ci circuiscono con terrore in piazza Duomo. Ogni volta come fosse la prima, dato che Milano l'abbiamo vista per la prima volta insieme, e sotto quei dannati piccioni ci siamo anche scattate una foto. Io avevo dei capelli lunghissimi e inutili, lei l'apparecchio (arrivava sempre prima di me in tutto, io il mio canino vampiresco l'ho corretto solo secoli dopo).
Non riesco a finire il mio lavoro, dicevo.
Certo non riuscirò a ultimarlo se continuo ad ascoltare Bianca* degli Afterhours. Quella cosa del colore (vedi sopra) mi ossessiona. Sto cercando di capire quale sia il mio. Il ton sur ton mi annoia, vorrei cercare di fissare i giorni in cui mi sento blu, prima che possano virare verso il grigio. Eppure non ci riesco mai. E poi pensavo. Ma gli abbinamenti devono essere sempre gli stessi? Chi l’ha detto che il giallo non possa star bene sul fucsia?
Non riesco a essere meno ermetica di così.
Il problema è quando gli altri si annoiano all'idea di far la parafrasi.



