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venerdì, 29 febbraio 2008
Circa un'ora fa sono andata nel bar sotto l'ufficio, per prendere un caffè che non assomigliasse all'olio da auto, che ultimamente produce la nostra macchinetta. Erano le undici meno un quarto, e della consueta ressa non c'era traccia. Solo io, Mario il barista, e una coppia, ragazzo e ragazza più o meno della mia età. Erano bellissimi, ma lo erano perché evidentemente stavano insieme. Seduti sul divanetto, lei con un caschetto di capelli scuri, dolcevita nero e jeans sgualciti. Lui, capelli rasati, una camicia bianca e dei pantaloni beige. Presi singolarmente non sarebbero stati due tipi "da notare", appariscenti o che altro. Ma insieme, mentre parlavano... erano magnetici.
Erano le undici meno un quarto e entrambi bevevano dei cocktail che avevano tutta l'aria di essere dei Negroni, e non riuscivo a smettere di guardarli. Beh, pensavo, io vorrei una cosa così. Talmente bella che anche un estraneo distratto non può fare a meno di accorgersene.
(anche l'aperitivo a metà mattina, perché no...o forse sentir parlare di Negroni nell'ultimo periodo mi rende suscettibile)
giovedì, 28 febbraio 2008
Sembra che siano tutti incazzati per qualcosa. Ti rispondono male, con sufficienza e fretta, e mai una volta che dicano "senti, oggi non va per il tale motivo, quindi non ce l'ho con te". Ti tocca sempre immaginare e ragionare su cosa hai fatto di sbagliato, e io - che del chiedere scusa ho fatto quasi un tic – fatico a star dietro a tutti.
Ecco, io questa cosa proprio non la sopporto. Mi servirebbero quattro anacoluti per ribadire meglio il concetto.
martedì, 26 febbraio 2008
Vogliamo parlare anche qui della camicia trasparente di Anna Tatangelo?
Qui in ufficio ha fatto dimenticare per un paio d'ore il dibattito elettorale.
lunedì, 25 febbraio 2008
Non venitemi a dire che non c'è crudeltà nelle domeniche di fine febbraio, quando fumare sul terrazzo con il nescafè fa inutilmente illudere che sia primavera. Quando poi la frangetta è in disordine, gli occhi sono ancora sciupati dalla vita notturna, le lenti a contatto paiono un miraggio e l'iPod una naturale tortura... ma la venuta dell'amica catanese con gossip freschi freschi mi porta a una conclusione: che è necessaria una torta, che per me ha lo stesso valore dei muffin ai mirtilli di Izzie Stevens.
Sola in casa, di sera, mi coglie la solita crisi compulsiva di ordine. Butto via vecchi appunti universitari che pensavo di aver già gettato, scartabello vecchie agende e trovo delle foto vecchie, degli anni del liceo. Quattro per l'esattezza, chissà in preda di quale raptus le ho portate con me a Milano:
- nella prima ho la riga in mezzo e gli occhiali di tartaruga, in gita da qualche parte, e il commento è mio Dio;
- la seconda è quella del periodo successivo a una disastrosa tinta caramello dell'Oreal, della ricrescita e dell'ombretto grigio dato come terapia;
- nella terza lo scatto è quello di una cena in pizzeria per il 18esimo compleanno. Compagnia orribile, che diavolo c'azzeccavano con me, ma quel che è peggio è il mio make up. Travesta style, fondotinta bianco, lucidalabbra marrone.
- nella quarta sono abbronzata, rido... il trasferimento milanese è alle porte, e quante cose ancora mi dovevano succedere.
Quante volte son cambiata? Ne rimango sorpresa, forse almeno il quadruplo, e non sapere per quanto ancora rimarrò come sono adesso mi atterrisce. E se una versione peggiore fosse dietro l'angolo?
venerdì, 22 febbraio 2008
Il minotauro piangente. Cercate bene su internet...
O nella zona d'ombra tra l'orecchio e la nuca (lego i capelli sono in rare occasioni) o sul polso (con un orologio non si vedrebbe). Ma da sola non ci vado e finché non trovo chi mi accompagna! E sia prima che dopo c’è bisogno di una consistente dose d’alcool.
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