utente anonimo in #27, paura, eh? Allitterata in #27, paura, eh? Juditta in #27, paura, eh? Allitterata in #27, paura, eh? utente anonimo in #27, paura, eh? lordthuna in #27, paura, eh? utente anonimo in #27, paura, eh? meryem in #21 Danske in #25, ...davvero? spad in #26, punto e basta*.$BlogRecentComments$>
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lunedì, 12 maggio 2008
Va bene.
E’ giunto il momento di porre fine a questo ridicolo, seppur involontario, embargo. Guardando il bianco del post #26, continuavo a chiedermi se non avessi davvero esaurito le cose da dire... ma così sembra che mi stia dando troppa importanza. Fatto sta che, all’astinenza da blog, si è accompagnata quella da diario cartaceo, avvenimento rarissimo.
Riassunto delle puntate precedenti
Alli fa la sua vita tranquilla, o per lo meno ci prova.
Mr A ha la sua vita movimentata, ma sembra cavarsela.
La vita tranquilla di Alli e quella movimentata di Mr A si incastrano per un po’. Ma solo per un po’. Purtroppo, solo per un po’. (Solo per un po’, l’ho già detto?)
Alli ci rimane abbastanza male, ma siccome ha un cuore grande così, gli vuol bene lo stesso, anche se non ha la minima idea di cosa lui stia facendo attualmente. Si dà la colpa come al solito, e riprende seppur zoppicando per la sua strada, fermandosi solo qua e là per rifornirsi di birra con amiche, socie e colleghe.
Goodbye Mr A.
Sigla
Per dire, sabato ho scazzato con un’amica. Non ci siamo capite, lei mi ha detto che, io le ho detto che, ci siamo amorevolmente riattaccate il telefono, ma oggi è come non fosse successo. Il che è bello.
Per dire, ho visto in tre giorni una ventina di telefilm diversi, tanto da non saper più in che dimensione mi trovassi, e mi sono sentita come Pinocchio nel paese dei balocchi, anche se con le lenti a contatto appiccicate. Il che è bello.
Per dire, erano anni che non addentavo quasi convinta un uramaki, e mentre pensavo che a fine cena avrei sicuramente avuto voglia di pizza, ho visto la socia – che voleva dichiarare guerra alle bacchette ancora prima di cominciare – accendere i suoi occhi azzurri come una bambina alle prese con un nuovo gioco. Il che è bello.
Per dire, ecco, che sto cercando il mio lato PollyAnna. E all'irritante gioco della felicità potete partecipare anche voi.
lunedì, 28 aprile 2008
*Il fatto che non vediate questo post, non significa che non ci sia.
Probabilmente siete solo vittima di un'improvvisa miopia (forse peggiore della mia effettiva),
da non vedere invece quanto sia evidente che il post c'è, eccome se c'è,
anzi, magari è scritto a caratteri fosforescenti.
Non pensiate che io ce l'abbia con voi.
Semplicemente dico che c'è chi - come sta accadendo a voi con questo post -
potrebbe benissimo starvi seduto di fronte, eppure non vedervi.
Nemmeno se per sbaglio entrate nel suo campo visivo, nonnonnò, nemmeno con la coda dell'occhio,
nemmeno se altri stanno parlando con voi, prova tangibile della vostra esistenza.
(Il riferimento a fatti, cose persone realmente accaduti non è puramente casuale.)
giovedì, 24 aprile 2008
I primi auguri ricevuti oggi sono stati quelli del mio affezionato gestore telefonico, il che è abbastanza deprimente.
I femminili dicono che i 25 siano il punto di svolta a livello cosmetico, finalmente posso comprare e orientarmi meglio nel beato mondo delle creme e dei gel contorno occhi. Le mie amiche più grandi dicono "adesso comincia il declino", io rispondo no, grazie, vorrei rimandarlo ancora per un po'.
Avrei voluto scrivere un post malinconico, ma il mio cinismo latente me lo impedisce, come al solito.
Lo scopo era rendervi partecipi del racconto che mia madre mi fa ogni anno da che ho memoria, anche adesso che sono a Milano, con puntuale telefonata della colazione. Raccontarvi di una vaschetta di gelato al caffé comprato all'una di notte, di mio nonno – all'epoca sindaco – che era nel bel mezzo di un lunghissimo consiglio comunale, di mia nonna che non aveva ancora la gobba, dei miei nonni paterni che non sapevano neppure che mia madre fosse incinta, di mio padre che era magrissimo ma con i baffi, e del bambino mio vicino di culla che si chiamava Simone, e se si trattava della mia anima gemella non lo saprò mai (e comunque nella mia sceneggiatura non è previsto un accadimento del genere. Di trovare l'anima gemella, ovvio. Magari Simone potrei incontrarlo per sbaglio alla Feltrinelli mentre compra un Murakami, ma sto divagando).
Non ho ancora deciso cosa regalarmi. Non ho ancora pensato a cosa ringraziare e cosa augurarmi, mi dimenticherei di sicuro qualcosa, e non voglio farlo. Dirò semplicemente grazie a ognuna delle persone che mi stanno vicine ogni giorno, mi sopportano e mi sostengono. Per il resto... oggi il sorriso c’è.
(Questo post ha i toni del commiato, ma non lo è. Anzi.)
Vostra, Alli
sabato, 19 aprile 2008
Sei il colore che non ho, e che vorrei essere io
ma se ti rende libera, ti regalo il mio
Non riesco a scrivere.
Sono deconcentrata dal silenzio dell’ufficio in questo cazzo di sabato pomeriggio, il solito controsenso. Preferirei decisamente essere in giro con la socia tra tabbozzi e famigliole – naturale fauna del fine settimana – , a cercare di schivare loro e i piccioni, che ci circuiscono con terrore in piazza Duomo. Ogni volta come fosse la prima, dato che Milano l'abbiamo vista per la prima volta insieme, e sotto quei dannati piccioni ci siamo anche scattate una foto. Io avevo dei capelli lunghissimi e inutili, lei l'apparecchio (arrivava sempre prima di me in tutto, io il mio canino vampiresco l'ho corretto solo secoli dopo).
Non riesco a finire il mio lavoro, dicevo.
Certo non riuscirò a ultimarlo se continuo ad ascoltare Bianca* degli Afterhours. Quella cosa del colore (vedi sopra) mi ossessiona. Sto cercando di capire quale sia il mio. Il ton sur ton mi annoia, vorrei cercare di fissare i giorni in cui mi sento blu, prima che possano virare verso il grigio. Eppure non ci riesco mai. E poi pensavo. Ma gli abbinamenti devono essere sempre gli stessi? Chi l’ha detto che il giallo non possa star bene sul fucsia?
Non riesco a essere meno ermetica di così.
Il problema è quando gli altri si annoiano all'idea di far la parafrasi.
martedì, 15 aprile 2008
...sbadiglia, manda una mail scema e se la ride pensando all'amica che sogghignerà leggendola. Mentre sta per spegnere il computer, apre stanca la finestra di messenger, per dare una rapida occhiata ai contatti in linea e non. Poi, fissandone uno specifico, biascica tra sé "mmm”. Le sorge il dubbio di essere stata bloccata. Decide che domani cercherà su internet il modo per capire meglio questo nuovo e inquietante fenomeno.
lunedì, 14 aprile 2008
Sul giornale ho letto che il tempo cambierà, le nuvole son nere in cielo
e che i passeri lassù non voleranno più, chissà perchè
io non cambio mai, no, non cambio mai può cadere il mondo ma,
ma che importa a me...
La mini tv piazzata in fondo all'open space sbrodola numeri, cifre, proiezioni e conquiste dei seggi dalle tre di oggi pomeriggio. I computer sono tutti sulle agenzie, i telefoni squillano, c'è chi si esalta e chi digrigna i denti, quelli seduti composti alle scrivanie sono pochi, come la sottoscritta, che cerca di continuare a fare il proprio lavoro come se fosse un giorno come un altro. E invece è l'Election day – come lo si deve chiamare – ma io non so parlare di politica. Una delle mie tante carenze, per cui anche in un dibattito civile con persone che la pensano in maniera opposta alla mia, la mia posizione non è mai sufficientemente supportata. Ma non vuol dire che non ci creda.
Nel fine settimana sono stata vittima dello "scazzo cosmico", colpevole e complice la forzata vicinanza della sorella con il cuore spezzato, soluzione tangibile un film smelenso, risultati... da verificare.
Questo post fa schifo, ma è tutto, per il momento.
giovedì, 10 aprile 2008
Close your eyes, have no fear,
the monster's gone, he's on the run, and your mummy's here
C'è Juno, che è un film indipendente tappezzato di cose tipiche dei film indipendenti, cose che sanno far sorridere (come il telefono hamburger), cose che fanno uscire dalla sala con i lucciconi e il bisogno di mandare messaggi pucciosi (come Anyone Else cantata su un muretto dai due protagonisti), cose che vengono prese come pretesti per dibattiti mai arrivati alla conclusione etc etc.
E poi c'è S, collega con cui condivido origini e amici dei genitori, una delle prime che con questo pretesto mi ha preso sotto la sua ala, qui in ufficio, che stanotte ha avuto per la seconda volta un'interruzione di gravidanza, e adesso rischia di perdere anche la vita. Una potenziale stronza in campo lavorativo, ma nella vita, una di quelle che guardandole pensi "è fatta per fare la mamma".
Ecco.
Non c'è un filo logico tra le due cose, lo so. Ma non so neppure che altro aggiungere.
mercoledì, 09 aprile 2008
Il tempo è di nuovo cambiato. Vorrei anche io avere il capitano che sta in viale dei Ciliegi* come vicino di casa, che, guardando il galletto banderuola sul tetto mi urli "prendi l'ombrello, e rimetti nell'armadio lo spolverino, che verrà a piovere prima di sera".
In questo caso, gli risponderei, "l'ombrello posso pure lasciarlo a casa, visto che fino al prossimo martedì vivrò in ufficio, dormirò sulla scrivania, e mi alimenterò con una flebo"... considerando la maratona lavorativa pre e post elettorale. Almeno non potrò pensare ai miei pasticci per un po'.
*vedi Mary Poppins
venerdì, 04 aprile 2008
Vorrei una discoteca labirinto
Bianca senza luci colorate
Grande un centinaio di chilometri
Dalla quale non si possa uscire.
Comincio a pensare che non sia stata una buona idea fare una playlist di musica elettronica per il tragitto casa-ufficio-ufficio-casa se questi sono i risultati.
martedì, 01 aprile 2008
Please don't wake me, no, don't shake me
Leave me where I am, I'm only sleeping
Prima di addormentarmi, o per lo meno provare a farlo, ho la mia serie di gesti abitudinari e imprescindibili. Come tutti. Metto il cellulare sul silenzioso, trovo un posto sicuro e vicino per gli occhiali, libero i capelli dalle forcine, e le appunto ai bordi del pigiama, di solito su una manica. Lo faccio sempre, l'ho fatto anche da te. Solo quando già ero a casa mia, mi sono ricordata di averle lasciate attaccate alla maglia che mi avevi prestato.
Io non lo so se avrò occasione di riprenderle, quelle normalissime comunissime forcine, se nemmeno te ne sei accorto, o se, staccandole, le hai già buttate nel cestino. Spero solo che come me, anche tu, abbia sorriso nell'accorgertene.
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